Pani e Funghi

Coltivazione

COLTIVAZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE DEL PLEUROTUS ERYNGII

Il periodo ottimale per l’interramento dei pani in serre aperte, va da settembre ad aprile; tale periodo può comunque oscillare in relazione all’andamento stagionale ed alle zone di coltivazione.

La coltivazione all’aperto viene fatta su terreno opportunamente protetto dal sole con rete ombreggiante al 70-90%, sorretta da normali archi per serre.

Durante il periodo di raccolta, per evitare eccessivi inzuppamenti da improvvise e violente piogge, è consigliabile disporre di un telo di plastica, in modo da poterlo distendere, in caso di necessità sul tunnel.

Per mettere a dimora i pani bisogna costruire dei letti di coltivazione. Una volta pronti i letti di coltivazione, le ballette vengono messe una vicino all’altra, avendo cura di togliere la parte alta dell’involucro di plastica, riempiendo gli interspazi che vengono a crearsi tra di loro, mettendo le spugnette o la plastica appena tolta ed infine viene messo il terreno di copertura.

E’ importante evitare di tenere esposti al sole per lungo tempo i sacchi prima dell’interramento.

Operare con terreno non eccessivamente limoso o troppo sminuzzato, questo per evitare la formazione di uno strato impermeabile all’aria, fattore che può compromettere seriamente il risultato produttivo della coltivazione.

Riempire gli spazi vuoti tra le confezioni, poi ricoprire il tutto facendo in modo che la copertura non superi lo spessore di 1 cm.di terra. e segua l’andamento della parte superiore dei pani.

E’ molto importante che la copertura così ottenuta presenti parti più basse (in corrispondenza degli spazi tra i sacchi) e parti più alte, questo perché consente di ottenere una rapida fruttificazione in corrispondenza delle screpolature che si creano inevitabilmente sul terreno di copertura così disposto.

E’ consigliabile scegliere terreni che non presentino grossi frammenti o materiali che possono costituire una grossa fonte di infezione di muffe particolarmente temibili.

Evitare l’uso per la copertura di: terriccio, torba, sabbia, terreni limosi e terreni profondi provenienti da scavi.

Inumidire il terreno di copertura con acqua di pozzo o di acquedotto, utilizzando per questo un getto fitto e leggero.

Tale operazione ha lo scopo di favorire l’assestamento del terreno disposto tra le fessure dei pani e può avere come conseguenza il riaffioramento del substrato, che dovrà essere subito ricoperto con il solito centimetro di terra e quindi inumidito.

Mantenere umido, ma non inzuppato, il terreno delle aiuole distribuendo ripetutamente moderati quantitativi di acqua, nell’arco di una o più giornate, a seconda del momento stagionale (primavera o autunno) e delle condizioni climatiche del momento colturale (assenza o presenza di vento, di sole, di nebbia, ecc.).

Importante è evitare il costipamento del terreno con bagnature troppo frequenti ed abbondanti, che possono provocare una scarsa produzione, dovuta ad una riduzione degli scambi gassosi tra il composto e l’ambiente esterno.

Nella fase iniziale di coltivazione è opportuno lasciare asciugare il terreno di copertura, affinché si creino delle screpolature che diverranno facili vie di emergenza per i funghi.

Il momento ottimale per la raccolta è quindi il cappello dei funghi, dapprima ripiegato verso il basso, si appiattisce e nel contempo cominciano a cadere le prime spore biancastre che formano una leggera patina sui carpofori.

E’ comunque opportuno effettuare la raccolta prima che i funghi si arriccino verso l’alto, assumendo una forma di coppa, e che raggiungano toni di colore troppo chiari.

I cespi dei funghi vanno raccolti interi, semplicemente strappandoli, esercitando insieme una leggera torsione, ma sempre evitando di danneggiare la successiva volata.

E’ opportuno inoltre, allontanare dalla zona di coltivazione tutti i frammenti dei funghi derivati dalle operazioni di raccolta e pulizia, perché costituiscono allo stesso modo una grossa fonte di infezione ai danni dell’intera coltura.

Durante la produzione bisogna fare molta attenzione all’eventuale comparsa di muffe (gen. DACTYLIUM), che partendo dal terreno (dai resti dei funghi raccolti in precedenza e da altri materiali organici come: paglia, radici, ecc.) invadono poi i carpofori rendendoli non commerciabili.

Altri parassiti che possono provocare notevoli danni sono le larve di alcuni DITTERI che penetrano all’interno dei carpofori scavando un notevole numero di gallerie con conseguente deprezzamento del prodotto, oppure si mantengono nella porzione basale dei gambi interessando superficialmente anche il substrato.

Gli eventuali attacchi di questi insetti devono essere affrontati nel momento in cui si vede un numero eccessivo dei loro adulti (moscerini molto piccoli) aggirarsi sui funghi e sulle aiuole di coltivazione.

Prima di intraprendere qualunque tipo di lotta è comunque consigliabile interpellare un tecnico per le indicazioni terapeutiche da seguire.

E’ tuttavia necessario, per il produttore, entrare nell’assoluto ordine di idee che per salvaguardarsi dalle suddette malattie ed infestazioni bisogna solamente prevenirle con opportune tecniche di coltivazione e adottando le massime regole di pulizia nel luogo di coltivazione.

Al momento la malattia che può creare maggiori problemi in fase di produzione dei funghi è dovuta all’attacco di un batterio (gen. PSEUDOMONAS), che si manifesta prima con l’ingiallimento parziale o totale dei carpofori, poi con una successiva marcescenza degli stessi.

I funghi colpiti, in particolare in uno stadio avanzato della malattia, emanano un caratteristico odore di sostanza putrida.

L’infezione ha un andamento imprevedibile: alcune volte la prima volata si conclude normalmente, mentre la seconda è interessata dalla batteriosi o viceversa.

In alcuni casi, invece, l’attacco può addirittura provocare la mancata produzione.

Fino ad oggi non si conoscono terapie utili per combattere la batteriosi.

E’ importante però tenere presente che la malattia si espande dai funghi colpiti a quelli sani con estrema facilità, quindi per contenerne l’espandersi bisogna cercare di evitare il contagio portato dagli insetti che si muovono sulle aiuole e dagli attrezzi di raccolta usati dagli operatori.

La produzione, a causa di piccoli errori o trascuratezza, può subire notevoli cali, così uno strato eccessivo di terreno di copertura impedisce una buona emergenza, un eccesso di bagnatura del terreno provoca la comparsa di funghi deformi.

Anche una raccolta in ritardo di funghi sovramaturi o effettuata in ore calde della giornata o con un accatastamento del prodotto in locali ventilati, è causa di minore resa.

La coltivazione in serre climatizzate può permettere la coltivazione del cardoncello in periodi normalmente sfavorevoli alla sua crescita.

In questo caso il composto può venire appoggiato sulla pavimentazione della serra, contenuto in cassettoni oppure in letti di coltivazione coperto con un po’ di terreno.

Buoni risultati si sono ottenuti anche liberando semplicemente il composto dalla parte alta del suo involucro e mettendolo in produzione senza aggiungere terreno.

Bisogna però tenere presente che gli attacchi dei vari parassiti nella coltivazione al chiuso si presentano più difficili da contenere.

In condizioni normali il ciclo produttivo si esaurisce in 60 giorni dall’interramento e la raccolta si effettua in tre volate, di cui la prima è la più consistente.